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L'istituto pensante

L'I.I.C. inquesti anni ha raggiunto credibilità e prestigio per quello che "fa". Oltre a fare, naturalmente è anche in grado di "pensare".

“The italian solution”: è così che all’estero chiamano con un sorriso amaro quella capacità tutta italiana delle mezze decisioni, del pressappochismo, del voler sempre salvare capre e cavoli scontentando alla fine quasi tutti, eccetto qualcuno naturalmente.

Un buon esempio è quanto si è verificato a febbraio con l’approvazione in via definitiva della legge di conversione del decreto “Mille Proroghe”: fra le altre cose è stata inserita la possibilità, ancora per un anno, di utilizzare le vecchie norme sulle costruzioni (Dm del 16/01/1996) limitatamente alle opere non strategiche. Di fronte a questa decisione c’è stata una levata di scudi da una parte, e un sospiro di sollievo (un brindisi?) dall’altra. Gli “arrabbiati” (fra cui naturalmente ci inseriamo anche noi) sono le associazioni di imprenditori operanti nella filiera del calcestruzzo preconfezionato, capeggiati dall’Atecap. Dall’altra invece gli esecutori delle opere, quindi i costruttori (Ance) e gli ingegneri (Cni) direttori dei lavori in cantiere.

 

La polarizzazione delle posizioni dunque è netta, ma potrebbe forse essere leggermente più velata di quanto sembri: se è condivisibile la posizione ufficiale di Atecap, è pur vero che quasi la metà degli impianti esistenti oggi in Italia non hanno ancora la certificazione FPC (che, ricordiamolo, non è comunque l’unico vincolo presente nelle nuove Norme Tecniche). Chissà se questi produttori un peso specifico ce l’hanno… E se ce l’hanno, non vorremmo mai pensare che l’abbiano utilizzato in questa vicenda.

La posizione meno credibile di tutte resta però quella dei costruttori e degli ingegneri responsabili di cantiere. “NON SIAMO PRONTI!” LO SARETE MAI…? I fini dell’I.I.C. sono, come da statuto, la formazione, l’assistenza e la ricerca. I primi due sono ciò che il nascente Istituto ritenne fosse necessario al mercato: con l’avvento delle Norme Tecniche per le Costruzioni sarebbe stato difficile per le imprese avere una immediata conoscenza e un adeguato corollario in fase di progettazione, controllo, installazione.
 
In altre parole se siamo nati è anche in funzione di alcune carenze di preparazione degli ingegneri e delle imprese del settore (che del resto non possono avere competenze a 360°). L’I.I.C. (noi come altri istituti, naturalmente) è già oggi un fenomenale alleato per i responsabili di cantiere: tramite un abbonamento di servizio (è necessario essere associati all’Istituto), progettiamo loro il calcestruzzo secondo la normativa, lo qualifichiamo, lo controlliamo e lo collaudiamo. Possiamo anche fare verifiche preventive sugli impianti suggeriti dal committente, per accertare agli ingegneri quale impianto garantisca meglio il prodotto richiesto. Il giorno in cui inizia il getto, noi arriviamo col nostro laboratorio mobile, assistiamo, controlliamo, testiamo. Ci sporchiamo le mani. Agli ingegneri forniamo competenze, e ne alleggeriamo la responsabilità. Facciamo insomma parte del loro staff.

Rimandare un decreto perché gli ingegneri non sono pronti? Ma stiamo scherzando? Quando un ingegnere si armerà di stivali di gomma per entrare nella gettata e sporcarsi di fango per fare rilievi sul calcestruzzo, o per estrarne cubetti da sottoporre a test? Mai: non ne ha il tempo, la struttura, e se vogliamo dirla tutta, forse non è neanche il suo mestiere. E allora perché sostenere di non essere pronti quando la questione riguarda solo l’organizzazione e la disponibilità che manca?

Non vorremmo mai pensare che dietro la crociata a favore dei rinvii ci sia un problema di costi. Non sarebbe pensabile per una categoria così seria. Categoria a cui l’Istituto consiglia di delegare, di attrezzarsi, di allargare il proprio staff. Per una maggior sicurezza, per una evoluzione qualitativa di tutto il settore.

Silvio Cocco

Le dichiarazioni di Biasuzzi, presidente Atecap

“Il continuo regime di proroga ha di fatto creato incertezze e contribuisce ad incrementare il già rilevante ritardo nel processo di modernizzazione del sistema produttivo delle costruzioni, ma soprattutto costituisce un forte disincentivo ad applicare comportamenti e a fare investimenti in grado di garantire maggiore qualificazione alla produzione e maggiore qualità in termini di durabilità e di sicurezza delle opere che si vanno realizzando.”

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